Anche a Milano l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica sarà in day hospital

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Seguendo l’esempio di altre realtà, anche nel distretto sanitario di Milano il ricovero per l’aborto farmacologo non sarà più di 3 gironi, ma eseguito in day hospital. Si tratta di un enorme passo avanti, una vera vittoria non solo per le donne ma per tutta la società civile.

Fino ad oggi, una donna che voleva abortire prendendo il farmaco noto come RU486, invece che per via chirurgica, era costretta a restare in ospedale per ben 3 giorni, ingiustificatamente. Oggi tale procedura prevedrà il day hospital, senza dover restare per forza per 3 giorni in osservazione nel caso non ci siano complicazioni.

L’impegno di rendere tale procedura in day hospital se l’è preso l’assessore regionale del Pd Gallera che ha annunciato il provvedimento in commissione Sanità. L’annuncio dice che sarà istituito un gruppo di esperti che valuteranno e rivedendo le linee guida in merito all’uso della RU486 in day hospital entro il mese di novembre, potendo così deliberare in dicembre.

La proposta arriva proprio nelle settimane in cui ci sono state preoccupanti dichiarazioni da parte dei alcuni esponenti al governo, leghisti soprattutto. Cattolico ultra conservatore, Pillon ha dichiarato che l’obiettivo è far sì che una donna non abortisca il suo bambino, obiettivo Por Life comprensibile e condivisibile, ma i toni del leghista destano un po’ di preoccupazione in merito ai diritti e alle libertà delle persone. Il deputato leghista dice che verrà fatto di tutto per impedire l’aborto e se una donna ancora avesse l’intenzione di abortire, le verrà impedito di farlo. Passi indietro di 100 anni per una società moderna e civile come quella dell’Italia, settimana potenza mondiale che torna all’era del medioevo in tema di diritti sociali.

Gli ultimi dati raccolti in regione Lombardia hanno rivelato che l’aborto farmacologico, consentito da oltre 40 anni, è usato davvero pochissimo, meno rispetto alle altre regioni. L’interruzione di gravidanza farmacologica è stata preferita solo nel 7,8% dei casi nel 2016 e nell’8,5% nel 2017, rispetto alla media nazionale che è del 15,7%. Secondo i dati, ben il 52% delle strutture non utilizza proprio questo sistema, che è molto meno pericoloso per le pazienti, dato che si evita l’intervento chirurgico. Inoltre, il tempo di attesa tra la certificazione e l’effettiva esecuzione dell’interruzione volontaria di gravidanza è molto ampio e ciò fa sì che scadano i  49 giorni entro i quali è possibile utilizzare il metodo farmacologico.

Fio ad ora in Lombardia, la procedura prevedeva il ricovero per 3 giorni mentre in altre regioni, come Toscana, Emilia Romagna, Lazio e Piemonte, la pillola abortiva veniva somministrata regime in day hospital, così la paziente tornava a casa in giornata autodimettendosi nel caso non ci siano complicazioni. È stato richiesto di rimuovere il vincolo del ricovero di 3 gironi all’assessore Gallera e favorire il day hospital, aiutando anche a diffondere una preferenza per il metodo farmacologico per l’interruzione di gravidanza volontaria.