Arriva il Codice rosso per velocizzare i processi per stupro e violenza sulle donne

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violenza sulle donne

Una disegno di legge prevede l’introduzione del codice Rosso, cioè una riduzione dei tempi tecnici giudiziari in caso di stupro e violenza. È un provvedimento fortemente voluto dal ministro delle giustizia Bonafede e Giulia Buongiorno, già impegnata su questo fronte con l’associazione Doppia Difesa che conta anche il grandissimo impegno di Michelle Hunziker.

In occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il governo annuncia questo provvedimento che permette un iter giudiziario più rapido per vedere finalmente dei risultai seri e veloci che tutelano la donne, dando loro maggiore sostengo. Indagini più rapide grazie a una corsia preferenziale è il metodo che si intende usare per combattere il fenomeno della violenza sulle donne: fisica, verbale, psicologica, domestica e di qualsiasi altro tipo si tratti.

Grazie all’introduzione del Codice Rosso, la denuncia arriva al pubblico ministero nel giro di appena 3 giorni. C’è anche l’obbligo di raccogliere subito la testimonianza della donna vittima di violenza. La polizia giudiziaria ha l’obbligo di dare priorità alle indagini su questi casi seganti dal codice rosso. Il ministro Bonafede sottolinea che ben l’85% dei casi di omicidio in cui la vittima è una donna, sono in realtà classificabili come femminicidio. Degli oltre 150 femminicidi l’anno, la maggior parte avviene in contesto famigliare. Spesso le donne vittime di violenza non denunciano e quando lo fanno trovano una giustizia lenta e ciò scoraggia le altre donne a fare lo stesso.

L’introduzione di questo codice ha anche un altro scopo, cioè far aumentare le denunce di violenza. Infatti, i dati parlano chiaro: moltissime donne non denunciano le violenze subite perché poi non ricevono il sostengo da parte delle forze dell’ordine e dalle istituzioni. Nella sfera coperta dal ddl sul Codice Rosso entrano una serie di violenze: maltrattamenti, atti persecutori, lesioni aggravate e violenza sessuale commessa da famigliari e conviventi.

La notizia dell’arrivo di questo disegno di legge, a differenza di altri, trova d’accordo tutti gli alleati di Governo: infatti, interviene anche l’altro vicepremier del governo giallo – verde Salvini, come al solito via social, prendendo a cuore questa battaglia che ha intenzione di portare fino in fondo. Senza contare che mente si definisce questo ddl, si mette la fiducia e passa alla Camera la nuova legge sulla difesa personal che liberalizza il possesso di armi da fuoco in casa, molto pericoloso se si tratta di soggetti violenti che odiano le donne.

Le opposizioni, invece, hanno quale dubbio in più rispetto a questo procedimento che è giusto e valido, ma non risolve alla radice il problema della violenza sulle donne. Il candidato alla segreterai del Pd ed ex ministro degli interni Marco Minniti si dichiara dubbioso. Il governo taglia in punti che invece sono importanti per combattere la violenza sulle donne, dice Dario Stefano riferendosi all’eliminazione dei fondi per le periferie, nessun tipo di accenno al forte abbandono scolastico, l’assenza di iniziative per la parità di genere e il grande disinteresse ai tanti bambini che restano orfani in seguito all’omicidio della madre, spesso imputabile al padre.